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  • Daniela Grossi

Se non è fame, cos'è?



"Ambrogio...avverto un certo languorino..."

"Ci fermiamo per prendere qualcosa?"

"Non saprei che cosa Ambrogio...la mia non è proprio fame, è più voglia di qualcosa di buono!"


Questo dialogo tra una donna aristocratica e il suo autista è tratto da un noto spot televisivo degli anni 90 che pubblicizzava una famosa azienda di cioccolato.


Quante volte anche a noi capita di avvertire quel "certo languorino" che non è fame?


Ma se non è fame, allora cos'è?


Per comprenderlo è necessario fare un balzo indietro nel tempo e tornare alla primissima infanzia, più precisamente ai condizionamenti che ognuno di noi ha ricevuto in questa primissima fase di vita.


Il neonato comunica i suoi bisogni alla madre attraverso il pianto e la madre attenta è in grado di comprendere quali sono le necessità del bambino e di rispondervi adeguatamente.

Tuttavia, per svariati motivi, la madre non risponde sempre in modo adeguato: se per esempio il bambino piange perchè ha sonno o ha freddo e lei per calmarlo lo attacca al seno, oppure per ogni malessere del bambino ricorre al ciucciotto o al biberon, il neonato imparerà che la risposta a determinati bisogni passa attraverso il gesto del nutrirsi.

Questo condizionamento si manterrà anche nell'età adulta e si manifesterà in quell'adulto che, in modo più o meno consapevole, tamponerà ogni malessere, ogni momento di difficoltà con il cibo.


Si tratta del ciucciotto di quel bambino che si è trasformato nel "cibo ciucciotto".

Così da adulti, quando non si riesce a soddisfare un bisogno, si utilizza il "ciucciotto", ovvero il cibo, l'alcol, il fumo.

Il "cibo ciucciotto" diventa così "cibo anestetico": questo passaggio è caratterizzato dall'assunzione di grandi quantità di cibo in breve tempo e dall'assenza di piacevolezza, in quanto l'unico obiettivo è colmare il disagio del vuoto e del mancato soddisfacimento dei bisogni.


Il cibo può rappresentare anche un premio.

Quante volte da piccoli ci siamo sentiti dire: "se fai il bravo ti compro il gelato", oppure "se finisci tutto quello che hai nel piatto puoi mangiare il dolce", o anche "ti sei meritato le patatine".

Oppure di ricevere caramelle e cioccolatini come regalo per la nostra condotta.

E così da adulti i successi saranno festeggiati con una bella "mangiata premio".


E quante volte ci siamo invece sentiti dire: "mangia che così diventi grande!", oppure "mangia che diventi più forte".

A volte la mamma utilizza il cibo come rimedio universale per tutti i malesseri: per diventare forti e affrontare tutte le avversità della vita.

E quindi come si può ben intuire, anche da adulti mangiare in quantità sarà indice di buona salute e naturalmente, se si necessità di più energia e forza fisica, la credenza sarà che per far funzionare al meglio l'organismo sia necessario mangiare abbondantemente.


E che dire di quelle frasi che abbiamo sentito ripetere più e più volte da genitori, nonni, parenti, adulti di riferimento, come per esempio "mangia tutto quello che hai nel piatto", "se vuoi il dolce finisci prima tutta la carne", "se vuoi andare a giocare devi finire di mangiare", "fai contenta la mamma, mangia tutto", e via dicendo.

O anche l'abitudine di distrarre il bambino per invogliarlo a mangiare, come fare l'aereoplano, farlo giocare mentre gli si dà da mangiare, o fargli guardare la tv.


Tutto questo, ripetuto più e più volte, porta il bambino ad ignorare il suo senso di sazietà e a non essere attento al sapore dei cibi, che si traduce poi in una inconsapevolezza alimentare nell'età adulta.


E così da adulti abbiamo il problema di non riuscire a riconoscere il senso di fame o sazietà, il cibo che ci va o che non ci va, di confondere altri bisogni con la sensazione di essere affamati.


Tutti questi condizionamenti e abitudini che si acquisiscono in età infantile, vengono mantenuti inconsapevolmente in età adulta. E così ci si consola con il dolcetto dopo una giornata faticosa, o ci si premia con un "cibo proibito" perchè in fondo ce lo meritiamo, oppure spizzichiamo perchè ci stiamo annoiando, o anche mentre stiamo facendo altro mangiamo inconsapevolmente, senza sentire il sapore del cibo, tantomeno il senso di sazietà.


E' facile comprendere dunque che "quel certo languorino" non è fame, bensì come nello spot, "voglia di qualcosa di buono", che può non essere il cibo, ma semplicemente qualcosa che risponda adeguatamente al nostro reale bisogno di quel momento.


E allora che fare quando sentiamo "quel certo languorino"?

Innanzitutto riconoscere che in quel momento c'è un bisogno, che potrebbe essere realmente la necessità di mangiare qualcosa, ma anche un bisogno diverso, come per esempio la necessità di essere consolati se stiamo vivendo un momento difficile, o il bisogno di fare una pausa in una giornata stressante, l'esigenza di scaricare le tensioni accumulate, e via dicendo.


Riuscire ad essere consapevoli del bisogno sottostante al desiderio di mangiare, ci permette di non agire automaticamente il condizionamento malsano, cioè utilizzare il "cibo ciucciotto" o il "cibo anestetico", ma soprattutto di avere la possibilità di rispondere adeguatamente ai nostri reali bisogni.


A volte però può risultare molto difficile eliminare quei condizionamenti ricevuti in tenera età dalla nostra famiglia di origine, soprattutto perchè avendoli ricevuti in età molto precoce, si sono cronicizzati e li agiamo in modo inconsapevole.

In questo caso il rimedio floreale Boab ci viene in aiuto.

Boab fa parte del repertorio dei Fiori Australiani del Bush. Questo rimedio floreale aiuta a riconoscere e a cancellare gli schemi limitanti e disfunzionali che vengono appresi di generazione in generazione.

In questo caso Boab ci aiuterà a cambiare quei modelli alimentari disfunzionali che abbiamo appreso in famiglia e a dare inizio ad una profonda trasformazione personale.



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