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  • Daniela Grossi

Il miracolo della resurrezione




In questi giorni ho trascorso dei momenti in preghiera seguendo le dirette facebook di un parroco, Don Marco Foschi, che seguo da tempo. Tra una lettura e l'altra, la mia attenzione si è soffermata su un particolare aspetto del brano del Vangelo di Matteo che narra l'annunciazione dell'Angelo della resurrezione di Cristo.

Riflettendoci su, questo particolare aspetto può essere inserito nel contesto attuale che tutti noi stiamo vivendo: in primis che gli sconvolgimenti che precedono l'entrata in scena dell'Angelo, "un gran terremoto" narra il vangelo, ci dicono che c'è qualcosa di più grande di ciò che possiamo al momento intendere, ma la cosa che più possiamo mettere in relazione con il nostro atteggiamento, con i nostri comportamenti, è l'incontro con "il Risorto".


Cosa significa l'incontro con "il Risorto"?

L'Angelo dice: "So che cercate Gesù crocifisso, ma non è qui, è risorto".

La nostra tendenza a cercare "il crocifisso", ovvero fermare l'attenzione su ciò che toglie speranza, fiducia, la tendenza a sottolineare il peso del male, qualsiasi esso sia, ci porta a soffermarci sul "crocifisso" e a perdere così di vista "il Risorto".


Come spiegava Don Marco, cercare il crocefisso è andare verso quella direzione che è senza speranza, ma l'Angelo dice No! E' risorto!


Anselm Grum nelle sue 50 provocazioni scrive: "la risurrezione è in qualche modo collegata con l'alzarsi. Molti preferiscono rimanere nella tomba della propria paura e rassegnazione, delle proprie delusioni e ferite. Si sono sistemati nella tomba perchè hanno paura della vita".


E allora noi possiamo iniziare ad osservare quale direzione stiamo prendendo, se quella del crocifisso e della tomba, continuando a mantenere l'attenzione sui disastri e sulle nostre perdite, o quella della resurrezione.

Resurrezione intesa come metafora di quella parte nuova di noi che sta emergendo proprio a seguito alla situazione tumultuosa che stiamo vivendo.

Resurrezione intesa come nuova vita.


Tutti noi diventiamo più sensibili a ciò su cui ci concentriamo, concentrarsi sul "Crocifisso", sulla "Tomba" piuttosto che sul "Risorto", significa concentrarsi sul dolore, significa provare dolore.


Andare verso "il Risorto" significa invece accettare ciò che non si può cambiare, ma con un atteggiamento volto alla crescita, al nuovo, al rinnovamento. Con uno sguardo a quella parte di noi stessi che sta cambiando anche grazie ad una situazione spiacevole. E per facilitare questo processo possiamo porci alcune domande:

  • Cosa posso imparare di utile per me e per gli altri da questa esperienza?

  • Cosa mi sta dando di positivo?

  • Quali aspetti di me posso migliorare?

  • Cosa sono disposto a fare per rendere la situazione diversa e più positiva?


E metterci in ascolto. In ascolto di noi stessi e del nostro cuore, perchè come scrive Grun "chi vuole giudicare tutto solamente con la testa non può comprendere il mistero della risurrezione".

Quando ci poniamo in ascolto del cuore un "Angelo" può entrare nella nostra vita, far rotolare via la pietra che ci blocca dal nostro sepolcro, per far si che la "Resurrezione" possa avvenire.

"Un Angelo può essere l'esperienza di luce in mezzo alla nostra oscurità" spiega Grun. E io ti auguro di vivere il miracolo della resurrezione!


Un piccolo consiglio floreale:


ECSTASY (Fiori Himalayani): è il rimedio floreale per il quarto chakra. Ci aiuta ad aprire il nostro cuore a noi stessi e agli altri. Ci conduce all'ascolto del cuore affinchè da esso possiamo essere guidati e favorisce l'espressione dell'amore puro e incondizionato.


ANGELSWORD (Fiori Australiani): questo rimedio floreale ha una doppia funzione, proprio come ci indica il suo nome: "Angels-word", parola degli Angeli, o "Angel-sword", spada d'Angelo. Ci aiuta ad ascoltare la "voce degli Angeli" ovvero la nostra saggia voce interiore, e a discernere, tagliare via con la "spada dell'Angelo" tutto ciò che non è in linea con il nostro essere, tutto ciò che ci porta a soffermarci su quella "tomba", su quel negativo che ci impedisce di "risorgere a nuova vita".


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